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Diario |
 
Diario
63481visite.

13 agosto 2008

Ponte di cristallo

Ponte di cristallo,
trasparente come il cielo
brilla sotto i colpi del sole
fino ad accecarmi.
Unico legame tra me e il resto,
immobile da tempo,
sopporta un duro fardello
Mille parole e sguardi,
poi pensieri ed emozioni.
Ma nulla è eterno,
un costone crolla dalla parete,
vola fino a infrangersi,
l’impatto è dirompente.
Il ponte va in frantumi,
investito mortalmente
dal pesante macigno
che porta il mio nome
.


Sono un Amico di dormiente che si scusa con tutti voi, ma da un po di tempo è "molto" fuori sede per lavoro,




permalink | inviato da dormiente il 13/8/2008 alle 15:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

9 luglio 2008

Domande

Domande,
inutili come attendere risposte.
Voltare pagina è la soluzione,
andare oltre.
Non importa la direzione,
bisogna andare,
valicare il limite interiore,
far sì che ciò ch’è dentro
sia importante.
Più d’ogni altra cosa
.




permalink | inviato da dormiente il 9/7/2008 alle 17:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa

7 luglio 2008

Quadrato

Quadrato,
un tappeto molle
delimitato da corde elastiche
strette a paletti di gommapiuma.
Allo zenit un riflettore,
fende il buio cieco,
riempie la vuota scena.
Questo è il mio campo.
Respiro affannoso,
rantoli ansimanti,
occhi bassi fissano il suolo.
Gemme di sudore brillano sulla fronte,
braccia serrate al corpo,
pugni che stringono il nulla.
Mi difendo,
paro mille colpi,
mille altri mi feriscono.
Eterni istanti
sotto i fendenti di un avversario invisibile.
Incasso barcollando,
mi rialzo dopo il crollo
continuo a caracollare,
finché le ginocchia mi sosterranno,
alta sarà la guardia
.




permalink | inviato da dormiente il 7/7/2008 alle 16:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

27 giugno 2008

Cera

Cera,
calda, lenta
e trasparente
scivola giù,
disegna il tronco
nascono bianche stalattiti
ora immobili come roccia.
Scende rapida
pian piano si riduce
fiamma che consuma e modella.
Ciò che prima era solido
ora si liquefa,
ogni cosa si trasforma
forme e colori cangianti,
tutto ciò che era
adesso muta.
Non c'è,
ma un tempo,
seppur lontano,
C'era
.




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17 giugno 2008

Arida terra

Arida terra
brucia sotto i miei piedi.
Gialli steli d’erba
colorano l’orizzonte,
il vento li accarezza,
proseguo il mio andare contro di esso.
Poi una vampata di calore m’investe,
uno scoppiettio mi attrae,
cornacchie s’involano verso l’azzurro.
Un odore acre penetra le mie narici.
Non ho più dubbi,
è fuoco.
Fiamme divampano innanzi a me,
le fisso immobile, ammaliato.
Una colonna di fumo s’erge,
tocca il cielo.
Sospinte dal vento
il fuoco avanza rapido,
mi metto al sicuro ed osservo,
immobile.
Ogni cosa viene travolta,
ciò che è secco
diventa fuliggine,
il resto brunisce.
Le vampate ardono ormai la mia pelle,
ogni goccia di sudore s’asciuga,
la fuliggine scurisce il mio volto.
Negli occhi
rifletto le lingue di fuoco,
ove prima c’era vita e colore,
ora solo una fumante scia nera,
più nera della notte buia.
Le fiamme si esauriscono
Nulla più da aggredire,
solo roccia tra la desolazione.
Su questo sentiero,
nero e fumante
le mie orme,
si perdono
.




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27 maggio 2008

Polvere

Polvere,
polvere e ragnatele
su questa armatura ormai opaca.
Da tempo immemore giace qui,
immersa nel buio d'una soffitta,
compagna di ragni e silenzio,
ricolma di memoria.
Tempi di antichi splendori,
lucente sul campo di battaglia,
riposa qui immobile.
Porta i segni di mille scontri,
tanti i colpi parati,
molteplici ferite sulla lamiera.
E' tempo di ritornare a splendere,
di calcare nuovi campi
pronti anch'essi per la battaglia,
resistere a nuovi attacchi
che scintillano sugli scudi.
L'elmo è in testa,
si va
.





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21 maggio 2008

Ascolto

Ascolto,
il silenzio che riecheggia dentro,
non fa altro che sputare emozioni
alle quali non voglio dar nome.
E’ lei,
il suo odore,
forte ed irruento come l’arida terra
impregnata di pioggia d’estate.
Lì,
solo,
immobile
su morbidi linamenti,
attendo.
Che un sorriso
mi risucchi dentro
o che una lacrima
mi porti via,
lontano da lei
.




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14 maggio 2008

Occhi

Occhi,
silenziosi e rapidi
scrutano d’intorno.
Ogni movimento ogni ombra e ogni azione,
nulla sfugge allo sguardo.
Labbra serrate,
un lungo e mesto silenzio.
Orecchie tese ascoltano,
solo parole e suoni sconosciuti pergiungono.
Alleno la mente al silenzio,
le mani a gesti comprensibili,
sconosciuto tra gli sconosciuti,
ombra tra le ombre.
Forse un ricordo nel presente.
Non capisco se son pronto a tornare,
non capisco se sono pronto
.




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12 aprile 2008

Bianco

Bianco
candido foglio senza confini
nessun limite accoglie ed imprigiona ciò che vi si lascia.
Mi volto adesso, osservare la scia infinita,
spuma grondante di dolore e rancore vergata da creste di rabbia ed odio.
Sfuma nell'immenso azzurro del mare,
dinanzi non c'è più l'orizzonte candido d'un tempo, solo una fitta nebbia.
Gli occhi si chiudono, le mani pendule.
La stanchezza giunge dal basso,
attanaglia le gambe, cedono le ginocchia, frano.
Le assi scricchiolano sotto il mio peso,
gli occhi al cielo osservano stelle oramai spente,
lune pallide ed un sole che non dona più luce.
Il serpente s'attorciglia su se stesso
s'infligge una lenta e dolorosa agonia autoindotta,
così la fune scivola rapida tra le mani bruciando la pelle,
pregna di sangue finisce in fondo al mare
ove il silenzio regna sovrano.
Non sempre c'è rimedio al dolore,
spesso non si recuperano gli errori.
La lingua segna più della spada,
alcune ferite non si rimarginano
per rimanere sempre aperte a futura memoria.
Dal cielo piovono gelidi macigni, investono e distruggono ogni cosa.
In questa partita a scacchi perdere il re significa sconfitta,
come la violenza delle onde colpisce la roccia
così i pugni serrati come tenaglie si frangono ovunque trovino ostacolo.
Lasciano il dolore altrove, noncuranti del sangue che gronda.
Mani che un tempo eran capaci di dolci carezze,
ora sanguinanti s'immergono in mare
affinché il sale asciugandosi al sole possa eseguire il suo compito.
La vetta, ardua meta da raggiungere un passo per volta.
Da lassù tutto sembra piccolo e ci si sente grandi e forti,
ma si deve pur venir giù.
Non ci sono discese semplici,
si precipita giù come un falco che mira la preda, in picchiata.
La mano sulla maniglia d'un paracadute che non si aprirà,
nell'attesa di un impatto che non sarà mai così violento
quanto scontrarsi con sé stessi.
Perché la chiglia è imprigionata dal ghiaccio,
inutile graffiare la fredda lastra,tutto imprigiona, dentro e fuori.
Un dardo avvelenato che in un sol colpo trafigge due cuori,
che son due e non più uno.
Sul campo di battaglia le forze vengono a mancare,
in pieno scontro il braccio non riesce a brandire la spada,
la punta conficcata nella terra, intrisa di sangue,
lo scudo a fare compagnia ad un'armatura martoriata da mille colpi,
così lacera che a nulla serve levarla via.
Non vi sarà una nuova battaglia, la guerra non annuncia la sua fine.
L'airone termina il suo migrare giungendo in un oasi di pace,
il salmone risale la corrente per poi morire,
ma non tutti giungono alla meta, non tutti godono di momenti di pace.
Il tramonto segna indissolubilmente la fine,
una fine che giunge per tutto e tutti,
oltre le forze ed oltre la volontà.
Quando la terra trema, tutto scuote, vacilla ogni cosa, poi crolla.
Oppure restano minate le fondamenta.
E' ramingo il pensiero, varca le soglie del razionale,
rimane imprigionato qui, la scura grafite che macchia il bianco foglio.
Presto anch'essa sarà spazzata via, come le orme sulla sabbia
cancellate dall'ultima onda.
Occhi arrossati osservano il cielo, timide gocce vengono giù,
anche l'ultimo tizzone si spegne, la fiamma sparita da tempo,
la cenere spazzata chissà dove: polvere alla polvere.
Esili e verdi steli di grano crescono scossi dal vento,
così luminosa e fulminea, come una stella cadente, sei apparsa nel mio
firmamento.
Ma in una bolla di sapone t'ho allontanata,
una maschera di cera dinanzi al volto, per nascondermi.
Perché il tempo continua a scorrere, non si può tornare indietro,
nel buio della notte, sotto un lampione spento di una oramai fredda via.
Poi una corda appesa, non segna nè futuro nè il passato, ma il presente.
Su bicchieri vuoti e bottiglie mai aperte, giacciono parole mai pronunciate,
cassetti vuoti, svuotati dai sogni custoditi e segreti volati via dalla notte.
E ancora notti lasciate scorrere via silenziose, senza parole, senza
musica, senza voce, senza.
Il fardello si fa sempre più pesante, ad ogni passo.
Non una mano giunge a sorreggerti, nessun volto a dare conforto,
nessuna spalla ad offrirsi.
L'ombra sparisce inghiottita dal buio, nell'oscurità che tutto avvolge e cela,
ove i brividi si mischiano a sospiri ed angoscia, diventan paure.
Il silenzio la fa da padrone.
Ma solo il sole può tramontare e sorgere nuovamente.
In questo gelo il mantello che ricopre è troppo sottile,
il freddo penetra le ossa ed assale il cuore, la vela straccia vola
via trascinata dal vento,
mani intrecciate su istantanee ormai sbiadite.
Le lancette scorrono lente, segnano un tempo che non c'è, tic e tac,
mani in tasca, tasche vuote, la giornata scorre.
Potessi mandare indietro quelle lancette,
solo per disporre del poco tempo che vorrei.
A fari spenti corro verso una meta che non c'è, attraversando campi
d'orzo e avena.
Solo i ricordi a farmi compagnia, calde braccia, tenui respiri
e mille lunghi silenzi d'Amore.
Tutto imprigionato in una lacrima
che nonostante gli sforzi
non si trattenere
tutto in una sola goccia
che inesorabile bagna la terra,
incapace di trattenere amicizie
di preservare l'amore.
Giunge il buio,
ed il pesante drappo di velluto raso porpora vien giù.
Tutti gli attori diventan piccoli, le luci soffuse, il sipario si chiude.
Niente applausi, nessuno spettatore.
La platea ormai vuota,
per una comparsa che non dona nemmeno un sorriso,
che non fa più notizia, che non emoziona più.
Nemmeno se stesso
.




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9 aprile 2008

Solo

Solo,
carena oramai adagiata
su d’una spiaggia deserta.
Cime tranciate,
chiglia spezzata,
vele a brandelli.
Un timone allo sbando
rotea veloce senza rotta.
Impotente,
adagiato inerme sul cassero,
pensieri e ricordi mi donano compagnia.
Un fumo scuro lentamente sale
macchiando il cielo azzurro.
Fisso il vuoto senza forze.
Un’imprevedibile tempesta
mi ha trascinato qui.
Ove giaccio,
ammainate le vele,
o ciò che ne rimane,
riposte nell’unico gavone
salvato dalla furia del mare,
abbandono il vascello.
M’inerpico per nuovi sentieri,
erro senza meta,
solo
.




permalink | inviato da dormiente il 9/4/2008 alle 12:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
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